Francesco Tomada: altre tre poesie da "Affrontare la gioia da soli"


 


Alla fine



I miei occhi somigliano a quelli di mia madre

nel marrone così anonimo e comune 

lei li avrebbe preferiti chiari

invece le diventarono celesti

solo un attimo prima di morire


so che allora ho pensato alla sua vita

di poche gioie e tanta fatica

al figlio ombroso e scostante che sono stato

e che almeno due dei suoi desideri

si stavano avverando


il secondo era che in quel momento

io fossi lì




***




Lokve



Un'altalena vera deve avere

un'impalcatura di legno artigianale

un'asse e quattro corde

dei chiodi arrugginiti

che venga naturale chiedersi se tiene

un refolo di vento per potersi sbilanciare

e infine un bambino felice


Se non c'è il bambino

può bastare anche un uomo fatto

a patto che ci creda ancora

che a spingersi di gambe

distendere

piegare

distendere

piegare

si può arrivare lì dove si tocca il cielo




***




Preval, gennaio



A saltare sul ghiaccio delle pozzanghere

si ripete un piccolo miracolo

se la crosta si spezza con un suono secco di piastrella

sotto non c'è niente

dov'è andata a finire l'acqua

se invece resiste si resta sospesi

sul vuoto di un cielo consolidato

è un gioco in cui si vince sempre

infatti non ho mai smesso di giocarlo

sono qui storto con un piede sprofondato nel fango

l'altro su un pezzo di lastra intatta e trasparente

non c'è niente di cui devo preoccuparmi

se qualcosa si è rotto

a ripararlo

ci penserà l'inverno