giovedì 2 dicembre 2021

Italo Testa: tre poesie da "Tutto accade ovunque"




NON POSSO PIÙ TRATTENERE LE COSE FUORI


Sull'impiantito

l'albero mi sovrasta

la parola che dico

ghiaccia dentro la bocca


NON POSSO PIÙ TRATTENERE LE COSE FUORI


La neve s'accumula

e invade le stanze

la pioggia sul letto

precipita fitta




***




Guarda come è fatto un giorno

e un'ora

e ancora un giorno


Guarda come è fatto un minuto

e un istante

e ancora un istante




***




TUTTO ACCADE COMUNQUE


Se allargo le braccia

la stanza s'allarga

dietro le imposte

il prato riluce


TUTTO ACCADE COMUNQUE


Sono seduta

e scivolo sull'erba

sono seduta

e cammino in cerchio



 

mercoledì 1 dicembre 2021

Beppe Salvia: tre poesie da "Cuore"

 




Io scrivo di notte, mi suggerisco che scrivere. Io vivo in quei fogli davanti. Mi piacciono bianchi, mi piacciono scritti. Mi piace se canta Lydia Lunch alla radio o Victoria Spivey. Non sono ordinato. Le mie righe lo sono. Distinte le une dall'altre. Perché è peccato sciupare una notte per non dire che il vero. Il mio mestiere l'ho appreso soltanto da me. Io distinguo due cose nel buio. Io penso, e posso, ordinatamente, contraffare tutto che mi circonda. Io ricordo, ed ogni memoria niente m'è possibile mutare. Questo v'insegno: v'è arte e sappiatela usare; è possibile altrimenti sapere di se, a tal modo affranti che il dolore ormai tutto comprendendo, al cuore soltanto affidi la beffa sua più bella e più misera, dimenticare.



***



Prigioniero in una notte deserta,
e altre torri il comune atrio
circondano e corre tra vuote
camere che fuori danno
su campi vuoti assorti
una lunga navata dove
fermano i cantoni cumuli
di neve rischiarata da linee
di luce lunghe fredde, e l'ombra.



***



Elegia

I.

torniamo nella via deserta e bianca
al mondo dove i suoni sono tanto
più nudi che non qui dove la nuda
nostra nuova terra dei boschi tanto

chiara di neve tanto silenziosa
non ci fa beffe non sorride, soli
felici nudi siamo silenziosa
deserta via nei cieli delle stelle,

i cieli dove schermano i rondoni
quei loro battibecchi senza suoni
i baci i belli più di quei bei voli,

ridi nascondi mi nascondi gli occhi
tu fai la luna l'oca bianca ronda
nuova nei cieli nuda silenziosa


sabato 27 novembre 2021

Alberto Toni: altre tre poesie da "Non c'è corpo perfetto"

 





Una lontananza, qualcosa insomma che si perda
e poi ritorni agli occhi e al cuore. Guglia, tegola,
all'apice del tornaconto che sappiamo o ignoriamo.

Quello che tengo a volte appare qui sul tavolo
in forma di piega grigia, un filo, una pietra
e un peso che nel pensiero mi sorprende e trema.

Diglielo tu quel giorno del febbraio 1961, gli occhi
a un passo dal cielo e il film in bianco e nero,
l'eclissi che lancia il suo totale sconcerto ai vivi.

Tra luce e buio, che è il nostro mistero infine,
ogni giorno per noi, santo, eterno, essenziale.



***



Ma ciò che più m'insidia e tormenta,
lo vedi, eravamo liberi e felici nei campi
della giovinezza rapita. E scavi tra le zolle
il fortunale che trasporta l'acqua, la pietà
se al mio occhio giunge il tuo ramo ancora fresco.
Tutte le anime del mio giardino e le tue;
tutto un farsi e disfarsi d'azzurro e grigio
e poi ancora d'azzurro; e ancora l'ombra
che seguo, la mia, la tua, andare e tornare,
che già vuol dire la forza e del fatto
che avrò voglia, coraggio e armonia

di perdermi nel tuo cielo puro.



***



Ecco la foglia, il leccio, sempre lo stesso
ora che siamo provati, che guardiamo gli altri
nella città di sera, un po' meno, un po' meno
che apparire, siamo. Stupire, stupirsi: questo
dobbiamo fare nell'occhio nostro attraversato
da dirupi.

venerdì 26 novembre 2021

Alberto Toni: tre poesie da "Non c'è corpo perfetto"



Ho visto dunque l'anima salire,

così, semplicemente, l'acquaviva che a me restituiva

l'arco dei decenni, tramutava, tramuta in una sola volta

e l'infinito in fauci,

sembra niente, un parto e spazio, mi spinge per un po'

in tutte le direzioni.

Dopo, che a mano a mano consideriamo il tempo,

e concluso, qui ancora foglie dentro il mio giardino

e sono sparsi ovunque. Poi sento che cammina,

il tramestio solito alle otto del mattino, si prepara

per andare a lavorare. Esce di casa, tornerà per pranzo,

in cucina, poi ancora là seduta nella stanza. Breve nell'ansia sarà stato

un cenno di stanchezza, ma mai tardi, mai così manifesto da distruggere la vita.




***




Conforto della terra



Mi dà conforto la terra.

non l'abitare, un margine, senza confine

preciso, ma la salute del suolo amico,

tenerci il piede, l'abc dei giorni futuri.

Un dato, un segno raschiato a fondo,

parlarci, come parlo a volte con te,

consumarci i pasti febbrili, tutti

i possibili attraversamenti e tutte

le stagioni.




***




Mi trasfiguro in ossame su una tavola di legno.

Patisco per pietà dei secoli il mio pegno.

Lascia il dolore alle conifere una rima

dentro il tempo che si attorciglia e spazia,

come barca e rifugio: un che di grazia

rinata e d'alto fusto e al cielo e legno

che custodisce gli ori della terra.

prendo di te nel tempo ciò che serra

la vita e il tempo del mio stare,

segreto Il tempo e l'albero nel cavo

mantiene la virtù, l'alta che bella

nel suo marchio ora c'investe e resta.

Senza timore, ma con forza antica

spingiamo avanti i rami, ciò che resta,

luogo, sorgente, spazio tutto in festa.
 

sabato 20 novembre 2021

Sophia de Mello Breyner Andresen: tre poesie da "Come un grido puro"

 





Casa Bianca


Casa bianca di fronte al mare enorme,
Col tuo giardino di sabbia e corolle marine
E il tuo silenzio intatto dove dorme
Il miracolo delle cose che erano mie.

......................

A te ritornerò dopo l'incerto
Calore di tanti gesti ricevuti
Passati i tumulti e il deserto
Baciati i fantasmi, attraversati
I mormorii della terra indefinita.

In te rinascerò in un mondo mio
E la redenzione verrà sulle tue linee
Dove nessuna cosa è svanita
Del miracolo delle cose che erano mie.



***



Le fonti


Un giorno spezzerò tutti i ponti
Che legano il mio essere, vivo e totale,
All'agitarsi del mondo dell'irreale,
E calma salirò fino alle fonti.

Andrò fino alle fonti dove dimora
La pienezza, il limpido splendore
Che mi fu promesso ad ogni ora,
E nel volto incompleto dell'amore.

Andrò a bere la luce e del sole il sorgere,
Andrò a bere la voce della promessa
Che a volte come un volo mi attraversa,
E là compirò tutto il mio essere.



***


Ti chiamo perché tutto è ancora al principio
E sopportare è il tempo più lungo.

Ti chiedo di venire e darmi la libertà,
Che uno solo dei Tuoi sguardi mi purifichi e finisca.

Molte sono le cose che non voglio vedere.

Ti chiedo di essere il presente.
Ti chiedo di inondare tutto.
E che il Tuo regno venga prima del tempo
E si sparga sopra la terra
In primavera feroce precipitato.

mercoledì 17 novembre 2021

tre poesie da "Dare il nome alle cose"




Siamo mondo contro mondo

in questa stretta dolorosa

ci proviamo a volare più in alto.


Tu che hai i nomi diversi per la neve

e silenzi per tutte le ore

se la notte non dovesse bastare

conserveremo le palpebre chiuse.




***




Siamo l'orizzonte di un bene più grande

guardiamo verso l'alto

come fanno i quattro alberi.

Ci sovrasta un vortice di nuvole

I miei rami sono tutti ricurvi.




***




Mio silenzio è questo spazio

in cui riempire il vuoto

con il tuo vuoto.

Scolpire ogni lineamento

fermare questo gesto delicato

sentire il pieno della carne

la fragranza del pane

la mano che lo spezza

la bocca che lo mangia.
 

martedì 16 novembre 2021

Cees Noteboom: tre poesie da "Luce ovunque"



Juarroz



Angoli che non possono chiudersi, dici,

e come li conosce l'amore

e sempre ritorna a essi

come il pensiero, e le parole,

i paragrafi del vento.


Ripenso a queste parole

e ti rivedo, piccolo, elegante,

con un vestito blu,

un signore argentino

che scriveva poesie verticali

esperto di una geometria

che egli stesso aveva ideato

ma per cui non esistevano strumenti

di misurazione.


Abitavi in un meraviglioso

continente dello spirito

dove le nostre leggi non valgono,

dove sono le domande a imporsi

con la forza degli assiomi.


Un vestito blu, una cravatta,

un aberrante ordine dello spazio:

accesso all'altro

mondo esistente,


la poesia.




***




Poeta



Nome, cognome, corpo,

a questo si aggrappa, spirito, anima, persona,

il mai calcolabile nucleo

dell'autore, dell'artefice

in una fuggevole vita,

fluente, multiforme,


farfalla e falco, affermazione

e confutazione, pensieri

pronunciati, ma meglio ancora scritti,

vita che scorre come un fiume,

Cervi e anatre lungo le rive,

mai da solo,


chiese, castelli in lontananza,

una prigione, un chiostro,

potentia maxima,

confessionale e tavolo da gioco,

in questo labirinto

di tutto il possibile, tra bollettini di borsa

e fossati, bar sotto casa, terra di nessuno,

si muove il poeta,

prova tra i muri del destino

l'esito dei dadi,


l'uno o il sei, miele o cenere,

recitativo o aria,

prova acqua o sasso,

vincita o perdita, cardi o gigli,

con l'orizzonte sempre più vicino

una vita

piena di inni

che ancora

non ha il sapore

della somma.




***




Dualità



Matrimonio del corpo e dell'anima, come

Sempre si compenetrano,

La tristezza assume il volto del dolore,

La malattia si maschera da angoscia, come la ferita

Modifica il pensiero, reciprocamente sopportano

Le loro forme, le loro morti si insinuano

L'una nell'altra, come questi inseparabili

Gemelli soffrono sempre insieme,

Finché il corpo si rompe come un vaso e

L'anima ne sgorga come acqua.


Così hai rotto il vaso che eri tu

Con la manu che scrisse il tuo libro, e

La tua anima è fluita via

Fin là dove posso leggerla.