martedì 19 ottobre 2021

Bianca Dorato, tre poesie da "Sël finagi"



Le poesie sono state scritte, in origine, in dialetto piemontese e poi tradotte in italiano. Per una questione di comodità si riporta qui la versione in lingua italiana.



Sulla pietra lunga



Sulla pietra lunga della tua soglia

fredda e limpida la rugiada -

e la notte veglia, cupa,

dentro il vuoto delle tue finestre.


Splendida la voce amorosa

fuggita lontano per sentieri d'erba,

suggello infuocato che chiude

il recinto della tua stagione.


Pura e solitaria, la luna

solleva allo sfavillare del tuo cammino

il respiro di pallide montagne:

immota, tu custodisci il silenzio.




***




Ore



Così a lungo la vampa del sole

ci ha posseduti qui sul dosso -

nell'inverno, ghiaccio che scioglie

a dicembre, fiori sbocciati


Bello l'alpeggio di legno e pietre

che tante stagioni ha conosciuto

e l'uscio che appena scricchiola

- d'un passo atteso si rallegra


Se verrà l'ombra, io non so:

così pregna di luce tutto intorno

è la neve - e sul colle lassù

splendore di sole che indugia


Se verrà l'ombra, un brivido

freddo sull'anima, io non so.

Ore di gioia e ore di tristezza,

quante, qui, già sono trascorse?


Solo impallidire, e non ancora crepuscolo,

e l'azzurro trasfuso nella neve.

Più bella ancora che il mezzogiorno

questa luce che quieta ci accompagna.


E come dolce, al ritorno,

ancora mescolare le orme:

e come chiara, nella sera

che giunge, la nostra traccia.




***




Io li conosco



L'ultimo schianto, forse, già spento sulle pietraie,

già compiuta ogni danza, già pagato ogni desiderio.

Già passati come bufera l'amore ed il pungolo

selvaggio: e vanno sicuri sulla neve dei pendii

allungo da valle a valle affondando le loro tracce.

Ha un tempo la follia, ed un tempo più lungo i passi

attraverso l'inverno, la fame e la pazienza:

io li conosco i loro luoghi lassù, dove il vento libera

dalla neve i loro pascoli, e gli steli dell'erba dorata

colgono luce prima di farsi nutrimento.

Bello deliziarsi lenti, senza rimpianto né desiderio,

d'erba e di luce insieme, là sul pendio ventoso:

godere del sole e tosto resistere alla gelata

di giorno in giorno presaghi del giungere della primavera.

Io li conosco, i loro luoghi lassù. Ma mi tormento qui, ferma,

come sasso di pietraia che il tempo non ha mutato.

Intatta davanti a me solo la nevicata bianca

e dentro di me, uguale, la bufera mai placata,

quel desiderio di sempre, quel pungolo bruciante,

confitto nell'anima che si strugge, brama che non mi abbandona.