martedì 10 agosto 2021

Philippe Jaccottet: tre prose poetiche da "E, tuttavia"

 






Cosa senza necessità, prezzo o potere.

Fiori che tuttavia non avevo mai visto più vicini, e reali, forse a causa della nube imminente della fine, come si vede la luce farsi talvolta più intensa prima di notte.
Fiori vicini, da far scordare la fine del percorso, quando il viandante capisce finalmente che, se anche il cammino lo conduce ogni volta verso casa, lo conduce anche, ineluttabilmente, lontano più lontano da ogni casa.



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Ogni fiore che si apre, si direbbe che apra i miei occhi. Nella disattenzione. Senza alcun atto di volontà da una parte o dall'altra.

Apre, nel proprio aprirsi, un'altra cosa, molto più di se stesso. È il presentirlo che ti sorprende e ti mette allegria.

Proprio quando ti capita ormai, in alcuni momenti, di tremare, come qualcuno che abbia paura, e che creda o pretenda di non sapere perché.



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L'ultima suonata per piano di Schubert, tornata alla mia mente ieri sera; e, dalla sorpresa, mi sono detto semplicemente, una volta di più: "Ecco". Ecco quel che inesplicabilmente ci tiene in piedi, ritti, contro le peggiori tempeste, contro l'aspirazione del vuoto; Ecco quello che merita, definitivamente, di essere amato: La tenera colonna di fuoco che ci conduce, persino nel deserto che pare non avere limiti, o fine.