martedì 13 luglio 2021

Adam Zagajewski: tre poesie da "Prova a cantare il mondo storpiato"




Elegia mai scritta per gli ebrei di Cracovia



Ma la più triste è la via Józef, sottile come la luna nuova,

senza un solo albero, e tuttavia non priva di una sua bellezza,

bellezza oscura della provincia, degli addii, di un funerale muto;

qui la sera si raccolgono ombre da tutti i quartieri,

anche quelle portate in treno dalle località limitrofe.

Giuseppe era prediletto da Dio, ma la sua via non conobbe mai fortuna,

nessun faraone la lodò, i suoi sogni erano malinconici, le estati magre.

Nella chiesa del Corpus Domini accendo un cero per i miei morti,

che abitano lontano da qui - non so nemmeno io dove

- essendo che quella fiammella rossa riscalda pure loro,

e i senzatetto intorno al fuoco, quando cade la prima neve.

Vago per i sentieri di Kazimierz e penso a chi non c'è.

So che i loro occhi sono come acqua, e non posso

vederli - nei loro, assenti, posso soltanto affogare.

Di sera sento dei passi - ma non vedo nessuno.

Interminabili, anche se non c'è nessuno, passi di donna

in scarpe ferrate, e poi l'incedere quasi tenero del boia.

Che cos'è? È la nostra memoria nera, sospesa sulla città,

quasi una cometa che si allontana piano dalla stratosfera.




***




Smarriti



Smarriti, smarriti in corridoi grigi.

Di notte le lampadine sibilano come sirene di naufragi.

Leggiamo libri dimenticati dai loro stessi autori.

La verità non esiste, ripetono i saggi.

Serate estive: festival di rondoni,

nei sobborghi esplodono le peonie.

Sembra quasi che le vie si accorcino

per l'afa, per la facilità con cui si vede.

Lentamente si insinua l'autunno.

Talvolta però riemergiamo per un istante

e capita che splenda il sole al tramonto

e spunti una certezza fugace,

quasi una fede.




***



Prova a cantare il mondo storpiato



Prova a cantare il mondo storpiato.

Ricorda di giugno le lunghe giornate

e le fragole, le gocce di vin rosé,

e le ortiche implacabili a coprire

le dimore lasciate dagli esuli.

Devi cantare questo mondo storpiato.

Hai visto navi e yacht eleganti

alcuni dinanzi avevano un lungo viaggio,

ad attendere altri era solo il nulla salmastro.

Hai visto i profughi andare da nessuna parte,

hai sentito cantare di gioia i carnefici.

Dovresti cantare il mondo storpiato.

Ricorda quegli attimi in cui eravate insieme

e la tenda si mosse nella stanza bianca.

Torna col pensiero al concerto, quando esplose la musica.

D'autunno raccoglievi ghiande nel parco

e le foglie roteavano sulle cicatrici della terra.

Canta il mondo storpiato

e la penna grigia perduta dal tordo,

e la luce delicata che erra, svanisce

e ritorna.