mercoledì 14 luglio 2021

Luis García Montero: tre poesie da "Un inverno mio"

 





Un bar non è la patria, ma il suo nome si scrive
con l'inchiostro delle carte geografiche


Arrivare, aprire la porta, scendere
al tiepido rifugio delle notti di pioggia.

Il mondo è temerario nella sua precarietà,
mantiene le distanze
come i poeti superbi.

Ma vi sono rari momenti di pienezza e abbraccio.

Ricordo certe sere d'autunno
nella mia città di color violetto,
buio e gelsomini,
e il dorso del mare
- di prima mattina -
quando l'azzurro e il sole non sono
dei bagnanti o dell'estate,
ma della perfezione del mondo sicuro
della sua verità.

E ricordo anche l'accogliente
sorriso dei bar,
dopo che le luci delle loro porte
non abbiano ingannato.

I bar come residui nella pioggia,
nel ventre selvaggio del freddo, nella lontananza
o nella fretta di tutto ciò che fugge.

Mi hanno dato un posto
con le sedie vuote,
i vuoti sul banco
e le bottiglie ferme come vecchi soldati
di un esercito amico.

L'uomo solitario dell'angolo,
la coppietta che si bacia,
la straniera dagli occhi familiari,
il vecchio che non vuole invecchiare
con le sue camicie dai forti colori,
lo stanco musicista che ripete
le canzoni di un tempo che fu nostro,
i personaggi strani e le loro pene,
le risa e le loro labbra,
hanno bevuto con me,
mi hanno fatto comprendere
il fiore violetto che serbano le città
e la verità di un mondo
a volte azzurro
col sole sulla porta della notte.

Il nome dei bar
di scrive con l'inchiostro delle carte geografiche.




***




L'avvenire è un contratto con il passato


Non ho nulla da scrivere.
Il giorno è più umile di una pagina bianca.
Ma la luna d'inverno
entra dal balcone e va sui libri
che sono nella mia casa di Granada.
La luce dell'inverno arriva
per lasciarmi tranquillo,
e mi raccoglie
come un giorno di sole nel ricordo.
Finisce l'anno 2009
in questa bella solitudine,
in questo lento passare delle macchine,
in questi vecchi libri,
tante volte letti da tanto tempo,
in una stanza che non lavora
e perde molte ore
perché io comprenda
l'ultima verità di questa poltrona
e le dica il motivo
quando per mano mi accompagna
fino al posto dove ho imparato a sentire
come la nube infranta sul muro.
Ripeto che è stato oggi,
in questa casa di Granada,
con quanto è rimasto sul posto,
la lettera col francobollo sul tavolo,
il lettore sul suo cammino,
la luce sul margine dei libri,
e le fotografie nel loro tempo.
Poiché un tale inganno
non ha peso ed è un'opportunità,
poiché dobbiamo sempre venire a patti con il passato,
poiché la neve è una mia alleata
e si confonde con il sole,
cade cancella le impronte troppo chiare,
come un'amica della resistenza.



***



In qualsiasi inverno c'è un calore fatto a nostra misura


Non nevica più. La notte
riposa sul biancore di lenzuoli
a forma di città.
Dietro la finestra non sono solo.
Ci sono tetti, angoli luminosi,
passanti che attraversano
frettolosi e molte borse con regali
in cerca di una cena familiare.

Alla luce notturna
splende la neve. Splende
lo schermo del cellulare. Felice anno,
e che i tuoi sogni si realizzino,
giustizia nel mondo,
la direzione della Banca saluta i suoi clienti...
Splendono i messaggi che viaggiano
con i loro brevi desideri
in questa religione della distanza.

Che la crisi finisca,
repubblica, salute e l'amore dei tuoi,
domani sarà quel che Dio vuole,
quest'anno è nostro ed è bello,
osare nascere con ciò che sta accadendo,
oggi mi ricordo di te.

Splende la vita, splendono gli anni,
le storie, fogli al vento,
alberi divelti che passano
nel vento che passa,
come passano le foglie e la neve.

Un naufrago perduto in un'isola
cerca di mandare messaggi con il fumo
di un fuoco, o getta
la bottiglia in mare.
in mezzo al nulla,
quando le onde arrivano come i numeri
in una spiaggia elettronica,
anch'io mi avvicino al mare e invio messaggi.

La barba lunga
e la camicia strappata,
scalzo sulla sabbia di un'isola,
schiavo della mia caccia, della mia pesca è la mia rete,
nulla dico agli altri,
solo che sono qui,
ancora naufrago in un posto del mondo,
che segno i giorni
sul tronco di un albero
perché non mi dimentichino,
giorni divelti che passano con il vento,
con il vento che insiste e che mormora
dovresti parlare,
dovresti parlare
poiché in ogni inverno
vi è un ragionevole caldo
fatto a nostra misura.