martedì 9 febbraio 2021

Adam Zagajewski: Tre poesie da "Guarire dal silenzio"




Equilibrio



Guardavo dall'alto il paesaggio artico
e pensavo al niente, al dolce niente.
Vedevo le bianche Marquez delle nubi, gli infiniti
territori dove invano cercheremmo le tracce del lupo.

Pensavo a te e al fatto che il vuoto
può promettere un'unica cosa: la pianezza -
e che un certo tipo di niveo deserto
scoppia per eccesso di felicità.

Quando fummo vicini all'atterraggio,
fra le nuvole apparve l'indifesa terra,
ridicoli giardini dimenticati, la pallida erba,
tormentata dall'inverno e dal vento.

Accantonato il libro per un attimo sentii
il perfetto equilibrio tra veglia e sogno.
Quando, tuttavia, l'aereo toccò il cemento e poi
prese a rollare laborioso nel labirinto dell'aeroporto

allora di nuovo non seppi più nulla. Tornò l'oscurità
del quotidiano errare, la dolce oscurità del giorno,
l'oscurità di quella voce che conta e misura,
ricorda e dimentica.



***



Attendi il giorno autunnale



Attendi il giorno autunnale, attendi il sole
ormai un po' stanco, la polvere nell'aria,
il tempo del giorno pallido.

Attendi le ruvide, marroni foglie dell'acero
incise qua e là come le mani di un anziano,
attendi i castagni e le ghiande,

la sera in cui ti siederai col taccuino d'appunti
nel giardino e il fumo del focolare avrà
l'inebriante sapore dell'inattingibile sapienza.

Attendi il pomeriggio più breve del respiro di un atleta,
l'armistizio fra le nuvole,
il tacere degli alberi,

l'attimo in cui raggiungerai la pace assoluta
e ti rassegnerai al pensiero che ciò che hai perduto
l'hai perduto per sempre.

Attendi il momento in cui forse non proverai più
nemmeno il desiderio di rivedere coloro che hai amato
e che non ci sono più.

Attendi il giorno chiaro e alto,
l'ora senza il dubbio né il dolore.

Attendi il giorno autunnale.



***



Grandi città



Mi sono fermato, in piedi, nel mezzo di grandi città
più di una volta, fra pareti
le case, e alberi nei giardini,
e ho cercato di capire
dove si nasconde il centro
di questo enorme spazio,
la capitale della capitale.

Gli aerei roteavano, si giravano su di me
come avvoltoi, splendeva un sole insolente,
sghignazzavano gli occhi dei passanti:
noi viviamo senza cuore
e senza memoria...
finché bastano le forze.