sabato 26 dicembre 2020

Adam Zagajewski - Tre poesie da "Guarire dal silenzio"



I VOLTI


Di sera, sulla piazza del mercato splendevano i volti
di persone che non conoscevo. Guardavo avidamente
i volti umani: ognuno era diverso,
ognuno diceva qualcosa, persuadeva,
rideva, soffriva.

Pensai che a costruire le città non sono le case,
non le piazze, i boulevard, i parchi, le ampie strade,
ma i volti avvampanti come lampade,
come i bruciatori dei saldatori, che di notte
nelle nuvole delle scintille riparano il ferro.


LE PIU' FRESCHE ORE


Le più fresche ore del mattino; quando ancora
non scrivi (non ci provi), leggi soltanto, pigro.
Tutto è immobile, quieto, pieno, come fosse
un regalo offerto dalla musa della lentezza;

come un tempo, nell'infanzia, quando a lungo
si studiava la mappa colorata dell'escursione, mappa
che prometteva così tanto, o in quell'attimo
prima di dormire, prima dei sogni, quando si avverte
già il loro arrivare dal mondo, la loro marcia, il loro
pellegrinaggio e vegliare al capezzale del malato
(malato di veglia) e rivivere in mezzo a figure medievali

contratte in eterna paralisi sulla cattedrale;
le più fresche ore del mattino, silenzio
                                            - ancora non scrivi,
ancora non capisci così tanto.
Si avvicina la gioia.


LITURGIA ORTODOSSA

Profonde voci pregano insistenti
per la misericordia e in loro difesa hanno solo
un magnifico canto – sebbene nessuno
ci sia nella stanza e nulla accada: solo il volteggio
veloce di un invisibile disco.

La voce di un solista evoca la dizione
di Iosif Brodskij che recita le sue grandi poesie
a un pubblico americano che non credeva
nella possibilità di ascensione al cielo
ma sembrava felice che qualcuno ci credesse.

È sufficiente forse – o solo lo pensiamo
- che qualcun altro creda al posto nostro.

Basse voci continuano a cantare.
Abbi pietà di loro.

E sii misericordioso anche con me,
o invisibile Signore.