domenica 24 aprile 2022

MODIFICHE IN CORSO

(Mark Rothko, numero 18, 1951)

Da oggi, il mio sito personale verrà aggiornato solamente nelle pagine I miei libri e Rassegna stampa: resterà una sorta di archivio on line, per quanto riguarda gli articoli pubblicati in precedenza.


La rubrica "Tre poesie da" si sposterà, ampliandosi un poco come numero di poesie, sul nuovo lit-blog bottega portosepolto


Resta invariata la rubrica IT'S FRIDAY che curo per il Blog di Farapoesia


Buone cose a tutti.

Luca

domenica 3 aprile 2022

Yari Bernasconi: tre poesie da "Nuovi giorni di polvere"




Da una stazione in disuso mi chiedi: dove vanno

questi treni veloci, incuranti del mondo?

Una volta credevo di saperlo, aggiungi, e mi lasciavo

accompagnare. Qualcuno mi aspettava.

*

Faccio diverse scoperte importanti, qui. 

Degli insetti

che non possono esistere, ma che ho trovato.

*

Ho molto tempo per pensare, però ci tengo poco.

Sono felice se vieni a trovarmi e stai con me:

tu sei la risposta e non parli mai. Anch'io

pronuncio sempre la mia ultima parola

dopo che tutti se ne sono andati.



**


Galway


Se c'è qualcosa di vero in questa strada, tra le case,

attorno ai corpi dei turisti che spingono all'entrata

dei locali, cantando con voci grasse, è tutto

nell'asfalto. L'asfalto levigato e la sua inerzia.

L'asfalto sotto i ciottoli, negli interstizi, nelle crepe.

Quell'asfalto ignorato.


Se c'è qualcosa di vero è già sbiadito, già trascorso.



**


Connemara


Sembri rinascere tra i prati e queste strade

dissestate, tracciate da fessure che si iniettano

fin sotto terra. Le pecore sono pecore, i muri sono muri:

scendi dall'auto, guardi intorno e qualcosa di vecchio

ritorna, un'impressione, un'evidenza di sempre,

un istinto. Non te ne accorgi ma cammini, mi chiami

per due volte, vieni, che è bello, si sta bene. Nient'altro.



 

sabato 2 aprile 2022

Marco Ferri: tre poesie da "Come è passato il tempo"



C'è un'attesa, come sempre,

e il tempo ne assume

i lineamenti, l'esempio è il grigio

che s'intenebra e si raffredda.

Riordino quello che resta.

Finisco di togliere la polvere

che è notte. La ragione senza passione

diventa irragionevole.


Perché si chiude se penso

il senso di ogni parola?

Trova facilmente il freddo.

L'ho messo davanti a me, molte volte,

per guardarlo prima che faccia buio,

senza fretta. Così respiro

questo freddo, lo mangio, che toglie

alla voce un po' di buio.


Non mi stanco di camminare

nelle notti d'inverno per dare

agli occhi le occasioni di vedere

dietro le luci aperte

fino ai nervi, quando finalmente

la parola torna su con il suo

fiato, mi dorme vicino, arma

o cane, con il desiderio sbagliato

di sorprendere una voce dentro

quel torpore che naviga in pace.



**


Che piacere guardare  

senza pensare

l'insignificante modellarsi delle nuvole

prima del tramonto

quando ogni cosa perde forma e senso


soprattutto prima del tramonto

con gli occhi chiusi per il piacere di essere ancora qui

nonostante tutti gli orrori

nella piccola orbita

umana, accanto al vuoto



**


Quella cosa che non esiste

ha mangiato un'altra giornata.

L'ha divorata. Neanche l'ha masticata.

Ingoiata, hop, proprio così, e ha ancora fame,

mentre uno ripensa ai colori, ai tremori

quando era appena nata, quella luce

che sorgeva tenue e smagliata

e uno diceva che la giornata era lunga,

e l'avrebbe respirata piano

sognando. Ora un saluto agli amici

assiepati attorno al fuoco del camino,

che bevono il vino caldo e mangiano

le castagnole, e chiedono perché non resti.

Da solo nella pioggia leggera

porto con me, una strada dopo l'altra,

quella cosa che non esiste.
 

martedì 29 marzo 2022

ANTICIPAZIONE | Rossella Renzi, "Disadorna" (peQuod, collana portosepolto)

 


Siamo l’occhio spalancato sul fuoco

procediamo con passi tremanti

una leggera carezza delle mani

per turbare la muta limpidezza

per rispondere al saluto dell’acqua.



**



Camminiamo su questo sentiero

tra pietrisco, frammenti di ali

le impronte dei bambini

per gioco, quella voglia di fare

di inventare la fuga

il risveglio del volo.

Ma qui l’offerta è un giaciglio vuoto

la porta del tempio si spalanca

solamente a chi prega e non chiede.



**



Essere nudi nel mondo

come forma che prende la materia

come carne che si pone in ascolto

quel gesto della mano che trema.



**



L’inverno dura ancora pochi giorni

lo sento battere gli ultimi colpi

esalare dalla terra il respiro

nessuno sa dire dove andremo.



**



Questa non è la mia casa

non ci sono fiordi, cieli pesanti

non ci sono cimiteri sul mare

dove leggere pomeriggi interi.


Non è la mia casa, non ci sono

le urne con il segreto del sonno

l’antico enigma della controra

l’abbraccio sempre nudo del vento.


È un suono lontano la casa

l’odore del mirto, dell’agrumeto

che incanta le mani bambine

i lari che vegliano all’orizzonte.

lunedì 21 marzo 2022

ANTICIPAZIONE | Annalisa Ciampalini, "Tutte le cose che chiudono gli occhi" (peQuod, collana portosepolto)

 


Le seguenti 5 poesie sono tratte dalla silloge "Tutte le cose che chiudono gli occhi", che uscirà nel mese di aprile 2022 per la casa editrice peQuod, all'interno della collana portosepolto.



I nostri corpi complementari

il tuo chiarore

la mia esile oscurità.

Tua è la pietra dell’inverno

il seme dormiente nel giaciglio scuro

le mani che sanno dove premere.

A me resta l’albero lontano

il bianco che si accumula piano

il fiore pallido

esitante tra le dita.


**


All’improvviso scende un grande silenzio

e un ordine pallido

si dispone nella casa.

I pasti serali hanno la disciplina delle cose fredde

dei corpi tenuti a distanza. Nessuno

guarda la sedia vuota al suo fianco.

Lì c’è un luogo in cui la luce arriva piano

il punto che ci guarda

e va taciuto.


**


La fragilità sta nel verso che non dura

scriverlo su carta

voltarsi per leggerlo di nuovo

e il segno muore.

Il verso frontale volitivo e pieno

la parola stretta sotto la palpebra che duole

e poi il vuoto.

A lato, tutto ciò che respira

e amorosamente vive nella tensione del presente

da me discorde, spalancato

fioritura piena, occhio distratto

che mi vede passare.


**


STATICA


La luce che non porti con te

si depone nelle cavità

cerca sguardi complici

attende

di essere tradotta.


*


C’è poi chi resta

nel punto dolce del richiamo

lo nomina

e indugia nel suo segno.

Questo crescere l’uno dentro l’altro

fino a coincidere.


martedì 15 marzo 2022

Alessandro Agostinelli: tre poesie da "Il materiale fragile"



l'anima nel vento



a volte, la notte

giro gli occhi verso ovest,

un aereo scende su pisa

nella stessa direzione della mia auto.


sento una destinazione che si compie,

come uno dei posti

dove andrò comunque.


si sceglie una conduzione separata,

ma costante, un lontano

presente come un destino

che ho imparato a riconoscere

dagli atlanti del mondo,

si aprono al centro del torace

mentre comincia a soffiare il vento,

un'anima.



**



geometria delle passioni



la notte

sulla via del ritorno

tutto si fa chiaro,

la sabbia scende

nella clessidra,

poi torna la gestione

delle lenzuola,

l'economia del giorno.

e il piacere dell'intimità

si mescola nel mondo

che è fatto di nulla.


c'era una volta una città.

adesso si sommano vie,

luoghi, facce differenti,

in troppi posti

che non sono io.



**



oblio



non ti ho pensato

eppure oggi tira tanto vento,

credevo non finisse mai.

in un angolo della cassapanca

si è accumulata molta polvere,

la guardo e trattengo il respiro:

non ti ho pensato.


la distanza sono anche

queste crepe sui muri,

le guardo e sospiro:

sono davvero ovunque.


c'è una tua maglia

sola sulla gruccia,

le ho messo addosso un cappotto

perché oggi tira tanto vento,

le persiane sbattono

le piume sopravvivono

e qui è tutto silenzio.


ma non ti ho pensato.
 

domenica 13 marzo 2022

Alfonso Brezmes: tre poesie da "Quando non ci sono"

 





Poetica dello sfratto


Mi piacciono quelle poesie

dove non accade nulla

o ciò che accade

resta fuori scena.


Come quelle case vuote

che sono più grandi

dentro che fuori

e ancora conservano i segni

dei loro vecchi inquilini.


O quei quadri di Hopper

dove sempre accade qualcosa

che sa soltanto lui.



**


Pronuncio un nome


Lo dico delicatamente,

come cullandolo:

nulla accade.


Lo scrivo sulla parete. 

Traccio un cerchio.

Mi siedo in attesa.


A volte

le cose tardano,

mi dico.


Non so.


Che forse

anch'io,

stia andando

verso qualcuno,

da qualche parte,

che mi chiamò

molto,

molto tempo fa.



**


Autobiografia


Vengo da un luogo

che mi insegue;

vado verso un luogo

che mi sfugge.


Tra questi due luoghi io esisto:

questo spazio tra parentesi,

questi puntini di sospensione

nella neve

delle pagine di un libro

che si cancella

mentre lo scrivi.


Impronte di qualcuno

che dice che sono io.