giovedì 16 settembre 2021

Antonella Sbuelz: tre poesie da "Chiedi a ogni goccia il mare"





Piccolo elogio della fragilità



Tra i rami solo quello più sottile,
piegato dal vento e dal gelo.
Tra i fili d'erba il filo d'erba
giallo: il primo che soccombe alla stagione.
Nello stormo l'ultimo uccello,
che tra non molto resterà isolato.
E fra i gatti in amore
nella notte, il gatto dal corpo ferito.
Nei verdi del verde rinato, lo sbriciolio
di foglie secche in mezzo alle pagine
di un libro.
Tra i gesti, il più goffo e insicuro.
Tra le voci, la voce più fioca.
Tra le presenze al cuore delle cose,
la presenza che resta fuori fuoco. E
nel vecchio, il bambino che è stato.
Osserva
come i fragili sussultano, come arretrano
dal centro e dalla luce.
Sia per loro lo sguardo che non cede,
la parola che nessuno ha pronunciato.



***



Si scrive quando mancano parole



Si scrive quando mancano parole.
Quando la vita si inceppa, quando
si inceppa la voce. Quando
le pupille sono vinte
da un troppo di buio o di luce
o tremano le ossa sotto il peso
o siamo consumati dalla pioggia.
Si scrive nelle strade laterali e nei vicoli
ciechi, di notte. Quando servirebbe
un nuovo inizio. Quando servirebbe
fiato al fiato,
o almeno nella mano un'altra mano
e un buio meno buio,
fatto umano.

Si scrive quando tutto è troppo grande
per la piccola cosa che siamo.



***



E questo è tutto, credo



Oggi comincia col guardare il cielo:
la punta del ramo tesa al sole
anche se il sole è lontano, lo stormo
che cerca un orizzonte, l'orizzonte
che affonda esclamativo dove la terra
è stanca della terra, dove il mare
è più stanco di mare.
Riposa con lo sguardo sulla foglia
che trema al limitare dell'autunno
e riconosce dentro il suo tremare
la misura comune di un futuro.
Prosegui piano, assieme al ricordare.
Ripassa i lineamenti di chi è stato. Usa
parole scalze, gesti nudi. Desideri
rinati elementari.
Dalle lucciole impara il provvisorio.
Dall'arcipelago l'isola, dall'isola
lo scoglio più isolato. Cerca le galassie
anche nel fango, anche nel sottobosco
cerca il volo.
Ascolta i passi delle orme oscure,
che non chiedono di essere ascoltate.
Distilla dal buio la luce, ma non dimenticare
che anche il buio
sulla luce ha qualcosa da dire.
E sul finire della tua giornata,
quando il sonno ti piega le ciglia, fa'
che un battito di meraviglia
dia vita vera a quello che hai vissuto
e lo trasformi in seme nuovo, in frutto.

E questo è tutto, credo.
Questo è tutto.